Parlando di Taika Waititi, per me è lo Spielberg di oggi, con una particolare forza nel condividere storie di famiglie ritrovate. (Ogni volta che fa un film o produce uno spettacolo che valorizza i creativi di cui abbiamo bisogno e rompe le barriere per gli emarginati, mi trasformo nel meme di Jeff Goldblum “ce l’hai fatta”). Ragazzo, uscito nel 2010, parla di un bambino che cresce in Nuova Zelanda negli anni ’80 (proprio come ha fatto Waititi), e nel 2014 What We Do in the Shadows, con la sua congrega di vampiri eterni coinquilini, si è visto come anche ai margini i legami siano ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Ma è stato il film del 2016 Caccia ai selvaggi che ha fatto conoscere Waititi come un grande regista moderno in grado di catturare la magia e l’estrosità dell’adolescenza in modi che trasmettono le sfide senza tempo del superamento delle difficoltà. È anche un film in live-action Up pieno di collaboratori familiari di Waititi come Sam Neill (Il dominio del mondo giurassico) in una delle sue più grandi interpretazioni recenti, Rachel House (Moana), e Rhys Darby (La nostra bandiera significa morte).

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